Trattativa, Napolitano ai giudici: "Lieto di testimoniare, ma nei limiti delle mie conoscenze"
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha indirizzato una lettera al Presidente della Corte d'Assise di Palermo nella quale ha sottolineato che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all'accertamento della verità processuale sulla trattativa stato-mafia, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell'art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori. Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso.
11 AGO 20

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha indirizzato una lettera al Presidente della Corte d'Assise di Palermo nella quale ha sottolineato che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all'accertamento della verità processuale sulla trattativa stato-mafia, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell'art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori.
Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso.
Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso.
La testimonianza di Napolitano, infatti, sarà limitata esclusivamente alle "preoccupazioni" espresse dal suo consigliere giuridico del Quirinale, Loris D'Ambrosio, scomparso un anno fa, in una lettera del 18 giugno del 2012. Sono questi i paletti fissati dalla Corte d'Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, nell'ordinanza con la quale il 17 ottobre scorso ha ammesso la testimonianza del capo dello Stato, uno dei 177 testi dei quali la Procura ha chiesto la citazione. Nella lettera che sarà oggetto della testimonianza, D'Ambrosio accennava a "episodi del periodo 1989-1993" e manifestava il suo "timore di essere stato considerato un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi".